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Il comune di Vidracco appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

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Storia

Vidracco, come ricorda il Bertolotti nella sua opera “Passeggiate in Canavese” è l’ultimo comune della Valle di Chy, il cui nome ci attesta subito l’origine gallica. Vidracco infatti è un nome unico in Italia che pare abbia derivazione dalla vicina Francia. Nelle più antiche carte, note nel periodo medioevale, il territorio della bassa valle del torrente Chiusella, viene indicato con i nomi: Vallis que Clivis dicitur (prima citazione nel 1003) e Valle Cluina (nel 1223) nonché Valle Caprina (nel 1387) per poi assumere il nome di Val di Chy. Le comunità attestate dal XII secolo in questa porzione di territorio coincidono sostanzialmente con gli attuali comuni tranne che per l’insediamento chiamato Arondello, sede di un antico castello, che adesso altro non è che un agglomerato di case che fa parte del comune di Pecco. Nel 1239 facevano capo alla Valle di Chy i comuni di Alice, Pecco, Rueglio, Gauna, Lugnacco, Issiglio, Vistrorio e Vidracco definito Vederatum o Vidraco. Con la concessione dell’immunità sul “districtus” i Vescovi, in epoca medioevale, diventavano di fatto i Signori delle terre diocesane, alla pari dei Conti delle famiglie nobili. Dal XI in poi si assiste ad un accrescimento e consolidamento del patrimonio ecclesiastico. E’ in questo periodo che si evidenziano concreti possedimenti della chiesa anche nella Valle di Chy, che sembra passare dai possedimenti della Chiesa di Vercelli nel 882 a quelli della potente Abbazia di Fruttuaria nel 1019, a cui viene donata dal conte Ottone Guglielmo (nipote di Re Berengario II).

Nel 1171 il territorio sembra venga donato da parte di Ermengarda del fu Costanzo di Gauna al monastero di Santo Stefano ad Ivrea. Nel documento vengono dettagliatamente descritti 21 appezzamenti di terreno formati da varie colture, intersecati da strade rivi e canali. Questo documento fa capire come già nel XII secolo il territorio della Valchiusella fosse antropizzato e adeguatamente parcellizzato. Nel Medioevo è però soprattutto alla Chiesa di Ivrea che è assegnata la maggior parte delle proprietà della Valle di Chy.

Una prima citazione della zona risale al 1003 quando il Re Arduino dona alla Chiesa di Ivrea la “Valle que Clivis dicitur”. Nell’anno 1223 il Vescovo Oberto ottiene dal papa Onorio III i diritti su chiese, monasteri e castelli compreso il “castra Arundellum cum Valle Cluina”. Pochi anni dopo, nel 1227, il Vescovo Oberto procede ad una minuziosa ricognizione dei feudi della Chiesa di Ivrea, suddivisi per importanza in “maiora”, “media” e “minora”. Si capisce dal documento la predominanza feudale del Vescovo di Ivrea sul territorio, predominanza minacciata però dalle turbolenze politiche del XIII secolo. Nel 1313 infatti la Diocesi di Ivrea entrerà in crisi quando, con la dedizione formale del Comune di Ivrea ad Amedeo V di Savoia e Filippo d’Acaja, il centro degli interessi politici eporediesi non passerà più attraverso il vescovado. Nel 1265 il Procuratore della chiesa di Ivrea Federico di Front, riceve in donazione i diritti che il dominus Frenzono Modena aveva in “Valle Clibina et Signoria”. Nel 1323, dopo vari passaggi di alcune terre, gran parte della Val di Chy risulta ancora sotto il dominio vescovile. Nello stesso anno il Vescovo Uberto cede il feudo ai fratelli Leone e Rufino di Castelnuovo dei Conti di San Martino. Nel 1327 il nuovo vescovo di Ivrea, Palaino Avogadro, riconferma le investiture ai propri vassalli dove troviamo il Conte Martino di Agliè della famiglia dei San Martino e il Conte Aimone di Brosso dei Conti di Castellamonte.

In quel tempo però la signoria feudale del Vescovo stava già perdendo importanza. Un duro
colpo arriva da Carlo IV di Lussemburgo che nel 1356 concede un privilegio al conte Amedeo VI di Savoia attribuendogli il diritto di appello sulle cause di giurisdizione in materia feudale discusse nelle Curie ecclesiastiche dalle diocesi da lui controllate tra cui quella di Ivrea. Questo fa capovolgere la situazione politica perché ora tocca ai Savoia concedere al Vescovo il riconoscimento dei poteri signorili territoriali goduti dalla Chiesa di Ivrea. Sul finire del XIV sec., alle soglie della rivolta “tuchina”, la chiesa di Ivrea perde le antiche prerogative feudali, diventando un semplice vassallo come le grandi famiglie che detengono il potere nel Canavese.

Verso la seconda metà del 1300 il luogo dove sorgeva il castello di Arondello era uno dei centri giurisdizionali più conosciuti della Valle di Chy, gestito dai Signori di Arondello, ramo dei Conti di San Martino di Loranzè. Nel XIV le fortune della famiglia Arondello cambiano e la rivolta tuchina porta alla distruzione del loro castello. Le terre della valle di Chy vengono così inglobate nei possedimenti dei Savoia.

Dopo una tregua in cui i Savoia dominano il territorio, il Canavese è nuovamente teatro di scontri destinati a durare un ventennio tra le truppe dello spagnolo Cristoforo Morales, che governa Ivrea dal 1543, e quelle francesi comandate dal francese Cossè de Brissac, che già dal 1554 risulta controllare tutto l’alto Canavese. Dopo la conquista da parte di quest’ultimo nel 1556, anche Ivrea ed il suo territorio vengono annesse alla Francia.

Il paese di Vidracco compare in alcuni scritti del 1560 quando Alessio I di Parella risulta possessore di beni feudali in questo luogo, e poi ancora nel 1654 quando Alessio II di Parella giura fedeltà ai Savoia. Nel giuramento si fa menzione del Contado del Canavese che risulta essere diviso in sette parti tra cui il territorio di Vidracco. Nel 1559 con la pace di Chateau Cambresis il Piemonte viene restituito al Duca Emanuele Filiberto di Savoia. Nel 1563 Torino diventa capitale del Regno Sabaudo e il Duca provvede a risanare le terre. L’intero territorio viene diviso in provincie e la Val di Brosso è assegnata alla
provincia di Ivrea.

Già dalla metà del 1500 la valle è un’importante fonte di ricchezza sia per i numerosi giacimenti minerari, sia per la grande presenza di alpeggi e pascoli. Questo duplice aspetto della valle porta le comunità che ne fanno parte ad una più marcata vita autonoma rispetto agli altri territori circostanti.
Alla fine del XVI secolo l’antica comunità di Valchiusella era già composta da una dozzina di agglomerati abitativi chiamati “cantoni” aventi per centro il cantone di Fondo dove erano situati i punti aggregativi più significativi: la Chiesa e la Confraternita di Santo Spirito. Nel 1584-85 anche la Valle di Brosso viene colpita dalla peste. Molte sono infatti ancora le cappelle disseminate nel territorio dedicate a San Rocco (tra cui una a Vidracco). Nella metà del 1600 il Canavese è di nuovo al centro di guerre. La “Madama Reale” Maria
Cristina infatti assume la reggenza del Ducato ma i cognati, il Principe Tommaso e il Cardinal Maurizio alleati con gli spagnoli, l’accusano di voler vendere l’indipendenza del Piemonte alla Francia. Così scoppia nuovamente la guerra tra i Francesi e gli Spagnoli, ma soprattutto le terre Lavori di restauro alla tela e all’altare della chiesa cimiteriale di San Giorgio Relazione tecnico-descrittiva con i “madamisti”. Le terre canavesane sono teatro di dure battaglie, saccheggi e tantissimi morti. La pace avvenuta nel 1642 porterà alla spartizione del territorio ed Ivrea ed il Canavese verranno assegnate al Principe Tommaso fino al 1648 quando, Madama Reale con uno stratagemma, farà assumere il governo degli stati da Carlo Emanuele II.

Intanto nel 1630 scoppia una nuova epidemia di peste. Le poche notizie ricavate dagli archivi comunali parlano del tentativo della comunità di proteggersi dal flagello chiudendo ai viandanti e ai forestieri le vie di accesso ai paesi, quali mulattiere e stradicciole, con i paesi più a valle e soprattutto con Drusacco dove sembra che il morbo sia stato particolarmente cruento. Per quanto riguarda le famiglie nobili con giurisdizione sulla valle, come si è detto precedentemente, nel 1654 in un atto di investitura dei Signori dei Contadi di San Martino e di Castellamonte, il Conte Alessio II San Martino di Parella risulta fregiato dei titoli oltre che della altre terra anche del titolo di “Signore di Vidracco”. Nello stesso atto il “Contado di Castellamonte” è costituito dai feudi di Castellamonte, Strambinello, l’intera Val di Brosso (Brosso, Vico, Drusacco, Traversella, Meugliano, Novareglia, Valchiusella e Trausella) e di Lessolo.
Dal XIV secolo al XVIII secolo, quando la rivoluzione francese spazzerà via i rimasugli dei “diritti feudali”, sono ancora gli esponenti della famiglia dei Conti San Martino di Loranzè e dei San Martino di Parella a tenere la giurisdizione sulle terre della Valle di Chy.

Pensieri sulla storia moderna

Il filo della memoria è fatto di carte, fotografie e disegni che aiutano a fermare il tempo a beneficio di chi verrà, così che la storia possa prendere forma dagli avvenimenti conosciuti: dietro ogni registro o immagine c’è sempre un essere umano che ha annotato, archiviato o conservato quanto è accaduto.

In sostanza gli avvenimenti sono come perle di una collana e il filo che le tiene insieme è la capacità di tramandarne la memoria. Nel primo volume fotografico sostenevamo quanto sia difficile avere un’idea chiara delle perle e del filo che “fanno” la storia di Vidracco, perché da queste parti si è sempre pensato che i fatti importanti passassero dall’altra parte del Chiusella. Eppure, a ben pensarci, la storia la facciamo noi esseri umani, con la nostra vita quotidiana: solo che è difficile essere tanto lucidi da capire che le cose stanno così.
Trascorso qualche decennio, poi, arriva qualcuno con la voglia di frugare nel passato, per comprendere meglio il presente e sognare una briciola di futuro.
In questo volume gli scatti fotografici del bravo Enrico Formica sono dedicati alle persone, agli abitanti di questo angolo di mondo.
Qui nella Val di Chy la storia è strettamente intrecciata alla vita di gente “normale” e le vicende delle persone sono legate, a loro volta, ai rispettivi mestieri.
Tanta operosità è caratterizzata dallo sforzo quotidiano di rendere vivibile un posto dalle risorse limitate, prima per coltivare la terra e tenere gli animali, poi per avere strade buone tutto l’anno, senza essere costretti a fare troppi giri lunghi e faticosi per vendere le mele al mercato d’Ivrea.

La gente di qui ha costruito la propria storia decennio dopo decennio per uscire da uno spazio bello e tranquillo ma pur sempre angusto e poco considerato dal resto del mondo.
Vidracco è stata terra di piccole attività estrattive e minerarie che non hanno mai portato alla “fortuna” che per secoli ha arriso all’alta Valle.
L’arrivo della modernità, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento coincide con uno sviluppo finalmente più rapido, almeno rispetto ai secoli passati.storia_01
Sarà anche un parallelismo ardito, ma questo paese è uscito dall’oblio una volta “fatta l’Italia”: i vidracchesi sfruttano ogni angolo di terreno, ogni terrazzamento più o meno assolato e così si mette in moto una piccola economia frutto di storie corali e, diversi decenni più tardi, il “fulminel”, la mela verde con le striature rossastre, di quelle toste e un po’ acidule, prende la strada del Nord per diventare sidro.
Nasce, in sostanza, un’operosità popolare dalla quale emerge, di tanto in tanto, l’incredibile storia di personaggi che s’impegnano allo spasimo per avere successo, anche a costo di esportare altrove le loro capacità, per mutarle in economia robusta e alta creatività.

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